Le storie dei matematici del Matecalendario 2026
Ciao, mensilmente pubblicheremo i video integrativi da utilizzare insieme al Matecalendario 2026, alle schede didattiche e alla Guida Dodici 26.
In ciascun video potrete trovare la storia dei matematici a cui è dedicata la sfida, raccontata direttamente da loro ed inoltre il testo scritto da utilizzare in classe.
Cristina Sperlari
Autrice Matecalendario e Guida Dodici 2026.
La storia di Eratostene
Mi chiamo Eratostene, abito ad Alessandria (anche se sono nato a Cirene) e sono un matematico, ma anche uno scienziato, un astronomo, un filosofo, un geografo, uno storico e un poeta. I miei amici mi prendono un po’ in giro e mi chiamano il “beta”, perché dicono che so fare così tante cose che non si può dire dove io sia più bravo!
Sarà, ma io non me la prendo, perché nella mia vita ho fatto tantissime scoperte nuove. Se volete ve ne racconto una che ricordo come se fosse accaduta ieri, con grandissima emozione!
Era il giorno del solstizio d’estate. Avevo atteso quel momento per mesi, forse per anni. Il cielo sopra Alessandria era limpido, senza una nuvola, e il mio gnomone era piantato nel terreno, perfettamente diritto. Accanto a me c’era il mio allievo, Aristarco, che mi osservava con curiosità, anche se non comprendeva ancora del tutto ciò che stava per accadere.
Gli spiegai che quello era un giorno speciale: a mezzogiorno il Sole avrebbe raggiunto il punto più alto nel cielo. Il più alto di tutto l’anno! Ma il vero segreto non era ad Alessandria… bensì a Siene, una città poco lontana da qui.
Ricordavo bene ciò che avevo visto lì l’anno precedente. A mezzogiorno, nel giorno del solstizio, il Sole illuminava il fondo di un pozzo molto profondo, e le ombre scomparivano completamente. Era come se la luce cadesse perfettamente verticale, senza inclinazione. Un fenomeno raro, incredibile, che lì capita soltanto il giorno del solstizio d’estate, perché in quell’occasione i raggi del sole colpiscono perpendicolarmente la Terra e il sole si trova esattamente sopra alla nostra testa.
Ad Alessandria, invece, sapevo che un’ombra ci sarebbe stata. Qui non capita mai, in nessun giorno dell’anno, che il sole sia esattamente sopra alla nostra testa. E proprio quella differenza tra le due città mi aveva fatto nascere un’idea: se la Terra fosse piatta, il Sole si comporterebbe allo stesso modo ovunque. Ma non era così. Dunque la Terra doveva essere sferica.
Quando arrivò mezzogiorno, Aristarco misurò con attenzione l’ombra dello gnomone. Era corta, ma non nulla. Quel piccolo dettaglio conteneva un grande segreto. Con un rapido calcolo determinai l’angolo formato dai raggi del Sole.
Conoscevo già la distanza tra Alessandria e Siene e sapevo che le due città si trovavano sullo stesso meridiano, cioè allineate, una sotto l’altra. A quel punto tutto divenne chiaro: quell’angolo rappresentava una piccola parte della circonferenza terrestre. Bastava estendere il ragionamento all’intero cerchio.
Mi misi subito a scrivere numeri sulla sabbia, controllando e ricontrollando i calcoli. Aristarco mi guardava in silenzio, in attesa. Poi finalmente trovai il risultato: la circonferenza della Terra!!!
Fu un momento di grande emozione. Avevamo misurato un intero pianeta… osservando semplicemente un bastone e la sua ombra.
Ma non bastava aver trovato la risposta. Sapevo bene, per esperienza, che una scoperta deve essere dimostrata. Per questo dissi ad Aristarco che dovevamo scrivere tutto con precisione, prima di comunicarlo agli altri studiosi della Biblioteca.
In passato, infatti era successa una cosa spiacevole. Alla Biblioteca avevo parlato di alcuni numeri speciali che avevo scoperto e studiato senza spiegare bene il mio ragionamento. Allora nessuno mi aveva creduto. Solo dopo aver scritto e dimostrato tutto con chiarezza, avevo convinto gli altri.
In quel caso il mio metodo per spiegare che cosa fossero quei numeri così particolari lo chiamati “il crivello”, che letteralmente significa “setaccio”. Dissi ai miei colleghi matematici di immaginare i numeri “normali” come se fossero granelli di sabbia mentre questi numeri così speciali dovevano essere come pepite d’oro. Eliminando i numeri meno importanti uno dopo l’altro, restavano solo i numeri primi, i più preziosi e incredibili di tutta la matematica!
Mentre, ancora una volta, mi mettevo a dimostrare con metodo e precisione la scoperta che avevo appena fatto sulla circonferenza della Terra, Aristarco mi ascoltava con attenzione e meraviglia. Io vedevo nei suoi occhi lo stesso stupore che avevo provato tante volte nella mia vita.
Quella giornata non fu solo l’occasione di una nuova scoperta sulla Terra. Fu il momento in cui capii una lezione più grande.
Compresi ancora una volta che osservazione, ragionamento e dimostrazione sono gli strumenti più potenti che abbiamo. Senza di essi, anche le idee più brillanti restano soltanto racconti.
E io non volevo raccontare semplici storie.
Volevo comprendere il mondo… e mostrarlo agli altri nella sua meraviglia.
